Riflessioni n un pomeriggio di metà novembre
Chi siamo? Bella domanda! Siamo uomini fatti di pelle, ossa, muscoli, tendini, organi, cellule molecole…siamo corpo e siamo fisico. Sotto un albero secolare di “massarauba” iniziamo a chiederci chi siamo e da dove veniamo…
Gli studi dimostrano che l’ uomo è composto per il 75% di acqua.
Un scientista fotografo giapponese iniziò una ricerca sulle molecole di acqua, in uno dei suoi viaggi in India raccolse alcune molecole di acqua in un riservatorio all’inizio di una città, fece una foto e notò che le molecole facevano un mandala impreciso, brutto, sporco. Dopo poche settimane prese la stessa acqua e la portò a benedire al Dalai Lama la foto che risultò delle molecole fu un mandala preciso, bello, colorato… partendo da questa esperienza lo scientista giapponese iniziò a credere che le molecole d’acqua vengano influenzate dal pensiero, e dall’intenzione di chi si avvicina, per questo motivo iniziò una ricerca più approfondita e avvicinò alle molecole d’acqua parole con accezione positiva (amore, pace, libertà…) e altre con accezione negativa ( guerra, odio, schiavitù…), come aveva immaginato le molecole risposero dando disegni divers a seconda della parole che gli si avvicinava ( mandala belli e colorati se si avvicnava una parola di accezione positiva o mandala brutti e imprecisi se si avvicinava una parola di accezione negativa).
Alla luce di tutto ciò vi invito a pensare: se l’uomo è composto dal 75% di acqua il nostro pensiero influenzerà sul nostro benessere?
Riflettete e approfittate di ogni momento…
E se volete approfindire su questo argomento vi consiglio un documentario che si intotala “chi siamo?” (What the Bleep Do We Know?) di William Arntz, Betsy Chasse, Mark Vicente
7 de dezembro de 2010
COSIMO E DAMIANO
Ci sono documenti che attestano che Cosimo e Damiano sono due gemelli nati in Arabia nel III seculo d.C da una nobile familia cristiana, il loro vero nome è Acto e Passio.
I due gemelli studiarono Medicina in Siria e cominciarono a curare in Egea e poi in tutta l’Asia minore. La cura per loro era una missione in nome di Cristo per questo non chiedevano in cambio nessun tipo di pagamento con l’ andare del tempo il popolo inizio’ a chiamarli anargiros cioè nemici del denaro. A causa della loro grande fede e di queste grandi doti curative i due furono perseguitati da Docleziano e martirizzati in Siria.
Si racconta che grazie alle loro preghiere riuscivano a curare anche malattie ben difficili da estirpare. A partire del V sec. alla luce dei molti miracoli i due gemelli iniziarono ad essere considerati medici e presto divennero i protettori dei chirurgi ma anche dei bambini perché la leggenda racconta che dopo la loro morte iniziarono ad apparire per difendere e curare i bambini maltrattati.
Il 27 settembre è il giorno di Cosimo e Damiano e molte religioni afro-brasiliane festeggiano i due Santi. Qui nel Capão la festa di Cosimo e Damiano è una delle feste più sentite della comunità.
La tradizione vuole che chi ha fratelli o figli gemelli, o chi fa un voto festeggi il Santo cucinando un grandissimo pranzo per tutta la comunità, più cibo c’ è e più persone vengono saziate, più si è grati al Santo.
Il 26 le famiglie devote iniziano il rituale di preparazione del cibo, tutti i parenti, amici e vicini vengono coinvolti nella preparazione. Il 27 è il grande giorno, anche se, poichè nel Capao sono molte le famiglie devote, la festa ormai dura una settimana in modo tale da poter festeggiare in tutte le case. Di mattina alle 6 vengono sparati dei botti per avvertire che è il giorno della festa…il Capao da questo punto di vista ricorda Napoli infatti per qualsiasi occasione (quando nasce un bambino, quando si festeggiano i santi, quando il Brasile vince una partita ai mondiali…) si sparano i botti…a mezzogiorno inizia il rituale a colpi di botti, prima di servire il pranzo la comunità si unisce di fronte all’altare del santo e prega cantando intorno a 7 bambini, che rappresentano i Santi, che mangeranno seduti per terra e rigorosamente con le mani solo dopo che i bambini hanno finito di mangiare si inizia a servire il cibo al resto della comunità.
Le canzoni sono tutte canzoni rivolte a Cosimo e Damiano accompagnate a volte solo da battipalma o altre da tamburi…molto spesso in questa parte su alcune delle donne devote “embaixa o santo” cioè ricevono, incarnano il santo (come in molte religioni afro-brasiliane) e iniziano a cantare, ballare, parlare come lui molto spesso appena il tamburo inizia a suonare il santo si manifesta. Queste manifestazioni qui nel Capão sono particolari perché non esiste una tradizione afro-religiosa e la festa di Cosimo e Damiano è l’unica festa in cui qualcuno incorpora il santo. Questa festa esiste da secoli è uno dei legami che forti rimane con la cultura antica, con gli antenati…
Ste ed io ci siamo innamorati di questa festa e chissà tra qualche anno la festeggeremo anche noi con solo cibo italiano…
I due gemelli studiarono Medicina in Siria e cominciarono a curare in Egea e poi in tutta l’Asia minore. La cura per loro era una missione in nome di Cristo per questo non chiedevano in cambio nessun tipo di pagamento con l’ andare del tempo il popolo inizio’ a chiamarli anargiros cioè nemici del denaro. A causa della loro grande fede e di queste grandi doti curative i due furono perseguitati da Docleziano e martirizzati in Siria.
Si racconta che grazie alle loro preghiere riuscivano a curare anche malattie ben difficili da estirpare. A partire del V sec. alla luce dei molti miracoli i due gemelli iniziarono ad essere considerati medici e presto divennero i protettori dei chirurgi ma anche dei bambini perché la leggenda racconta che dopo la loro morte iniziarono ad apparire per difendere e curare i bambini maltrattati.
Il 27 settembre è il giorno di Cosimo e Damiano e molte religioni afro-brasiliane festeggiano i due Santi. Qui nel Capão la festa di Cosimo e Damiano è una delle feste più sentite della comunità.
La tradizione vuole che chi ha fratelli o figli gemelli, o chi fa un voto festeggi il Santo cucinando un grandissimo pranzo per tutta la comunità, più cibo c’ è e più persone vengono saziate, più si è grati al Santo.
Il 26 le famiglie devote iniziano il rituale di preparazione del cibo, tutti i parenti, amici e vicini vengono coinvolti nella preparazione. Il 27 è il grande giorno, anche se, poichè nel Capao sono molte le famiglie devote, la festa ormai dura una settimana in modo tale da poter festeggiare in tutte le case. Di mattina alle 6 vengono sparati dei botti per avvertire che è il giorno della festa…il Capao da questo punto di vista ricorda Napoli infatti per qualsiasi occasione (quando nasce un bambino, quando si festeggiano i santi, quando il Brasile vince una partita ai mondiali…) si sparano i botti…a mezzogiorno inizia il rituale a colpi di botti, prima di servire il pranzo la comunità si unisce di fronte all’altare del santo e prega cantando intorno a 7 bambini, che rappresentano i Santi, che mangeranno seduti per terra e rigorosamente con le mani solo dopo che i bambini hanno finito di mangiare si inizia a servire il cibo al resto della comunità.
Le canzoni sono tutte canzoni rivolte a Cosimo e Damiano accompagnate a volte solo da battipalma o altre da tamburi…molto spesso in questa parte su alcune delle donne devote “embaixa o santo” cioè ricevono, incarnano il santo (come in molte religioni afro-brasiliane) e iniziano a cantare, ballare, parlare come lui molto spesso appena il tamburo inizia a suonare il santo si manifesta. Queste manifestazioni qui nel Capão sono particolari perché non esiste una tradizione afro-religiosa e la festa di Cosimo e Damiano è l’unica festa in cui qualcuno incorpora il santo. Questa festa esiste da secoli è uno dei legami che forti rimane con la cultura antica, con gli antenati…
Ste ed io ci siamo innamorati di questa festa e chissà tra qualche anno la festeggeremo anche noi con solo cibo italiano…
6 de agosto de 2010
VALE DO PATY
Mercoledì mattina, finalmente la grande partenza è arrivata...beh! in realtà quello che faremo non sarà un grande viaggio ma la voglia di uscire dal Capão è cosi grande che questa gita mi sembra un vero e proprio viaggio...La destinazione è la Vale do Paty, una valle che si estende a 8 ore di cammino da qui, ma poiché porteremo con noi la fisarmonica abbiamo deciso di accedere alla Valle da un altro versante, dalla città di Andaraì (che si trova a 130 km dal Capão), da questo lato il cammino è più corto (6 ore) e ci porta direttamente alla casa di un fisarmonicista ottantenne che vorremo conoscere, Seu Eduardo.
Mercoledi mattina, zaini in spalla e vai con l autostop che ci porta ad Andarai. Molto velocemente arriviamo a destinazione e lì subito incontriamo il ragazzo che ci da le chiavi della casa di un amico che ci ospiterà la notte prima della grande camminata.
Andaraì
Andaraì è una cittadina situata più o meno nel centro della Chapada Diamantina di circa 10000 abitanti. La città è caratterizzata da case tutte colorate che ricordano un passato coloniale, la piazza principale è la piazza dei Garimperos cioè dei cercatori d' oro e di diamanti. Fino agli anni '70 la maggior parte delle famiglie di questa regione vivevano di Garimpo (proprio per questo motivo la Chapada si chiama Diamantina, per indicare la grande quantità di diamanti che nasconde).
Il lavoro di cercatore d'oro è duro, si racconta che i Garimperos per poter partire dovevano trovare un “meia praça” cioè una persona che patrocinasse il loro viaggio fornendo l'alimentazione basica per la settimana o addirittura per il mese intero, in cambio la “meia praça” riceveva il 25 percento del bottino. Inoltre il garimpero doveva trovare una persona disposta ad avventurarsi insieme a lui, a quanto pare ciò non era tanto facile e la maggior parte delle volte dividevano le loro spese di alimentazione con la famiglia che rimaneva in casa e molto spesso portavano al garimpo i loro figli maggiori di minimo 10 anni. Dopo questa fase i garimperos partivano e passavano l' intera settimana nel garimpo sotto la pioggia o sotto il sole cocente cercando i gioielli della terra. Nelle prime settimane era difficile trovare qualcosa poi con l'andare del tempo ecco che la terra iniziava a regalare preziosità. Le mogli dei garimperos rimanevano in casa prendendosi cura dei figli e aspettando con ansia il ritorno dell'amato marito con la speranza che ritornasse con un buon bottino che gli permettesse di cambiare vita. Proprio per questo motivo, per questo sogno di ricchezza, nella metà dell' 800 molte persone si trasferirono nella Chapada. Le leggende di questi posti dicevano che c'era una stella per ogni diamante qui sulla terra.
Questa folla di cercatori d'oro oltre a far conoscere questa parte del Brasile al mondo intero per le sue ricchezze naturali, ha portato molto sangue e molti crimini terribili. Le persone dicono che “l'oro e il diamante hanno un energia così forte che fanno perdere la lucidità alle persone che li trovano, per questo i garimperos erano pronti a tutto pur di possedere una pepita”.
Ad Andaraì si sente il pese di questo passato, molte persone vivono ancora di Garimpo ma in modo illegale perchè da quando la Chapada è diventata Parco Naturale non si può più cercare oro a causa del grande impatto ambientale, quindi molte persone sono rimaste senza lavoro.
Ma ritorniamo alla nostra camminata.
Giovedì mattina ci svegliamo alle 6 dopo una notte passata a combattere con le zanzare il tempo era molto nuvoloso, forse sarebbe piovuto ma la voglia di arrivare nella valle del Paty ci ha motivato e dopo una buona colazione partiamo.
La camminata per il Paty è stata facile, la via è una mulattiera ben segnata quindi è impossibile perdersi. Dopo sei ore di cammino e un paio di soste eccoci quasi alle porte della casa di Seu Eduardo.
Il Paty
Il Paty è una valle che si raggiunge solo a piedi (minimo 5 ore di cammino); in questa valle ora abitano all'incirca 10 famiglie ma fino a 15 anni fa era un centro molto abitato (circa 1000 persone) a causa delle grandi estese di caffè che richiamavano molte persone per lavorare.
Il Paty è una grande valle che si estende per diversi chilometri e si divide in 4 parti:
Paty Cachoerão: dove abita seu Eduardo; questa parte è caratterizzata da una grande cascata, chiamata appunto Cachoerão (cachoeira in brasiliano significa cascata) ed è attraversata da due fiumi il rio Paty che attraversa tutta la valle e il rio Cachoerão.
Qui c' è una scuola che è rimasta aperta fino al 2008 che accoglieva tutti i bambini di questa zona più i bambini del Paty Piaba o Paty Prefeitura.
Paty Piaba: che ha cambiato il nome in prefeitura (municipio) perché viveva il sindaco di Andaraì
Paty de Cima: c è una chiesa, ora chiusa ma un tempo aperta e molto attiva infatti si facevano molti matrimoni e molti battesimi che erano il momento di festa di tutta la comunità, in questa zona c' era anche una panetteria. Ora vivono solo più un paio di famiglie, una di queste è la famiglia di Dona Rachele che ospita le persone nella sua umile ma confortevole casa. La sua famiglia da sempre è famosa per la coltivazione di Marijuana (maconha), pianta che qui è socialmente accettata e che anche i più anziani fumano. Dona Rachele due mesi fa è venuta per la prima volta al Capao dopo 40 anni.
Gerais: è il punto più alto del Paty, all'incirca 1200 m di altezza. Gerais all'inizio del 900 è stato un grande garimpo, ricco di diamanti e soprattutto d'oro. Seu Eduardo racconta che si poteva trovare l'oro tra i cespugli di erba, non bisognava scavare perchè l'oro era in superficie ma a causa dei vari assassini e del tanto sangue, l'oro che, come dice Eduardo, è “encantado” è sprofondato ed ora è molto difficile trovarlo.
Le persone che continuano a vivere qui vivono di agricoltura e di turismo. In questi ultimi tre anni si è formato un circuito di turismo responsabile quindi i turisti vanno a dormire direttamente nelle case dei pochi abitanti della valle. Questo è un buon profitto per loro che fino poco tempo fa vivevano di una economia di sussistenza.
I nostri giorni passati a casa di Seu Eduardo e Dona Maria, sua moglie, sono stati fantastici abbiamo approfittato per suonare e ballare Forrò. Seu Eduardo é un musicista sui generis, tutto quello che sa l' ha imparato da autodidatta, ha un ottimo orecchio e riesce a suonare tutte le musiche che ascolta, Stefano dice che suona tutto in La bemolle.. beh! io non so. So che mi sono divertita una sacco.
Seu Eduardo e Dona Maria ci hanno subito adottato come nipoti e noi viceversa lì abbiamo subito adottati come nonni del Paty.
Seu Eduardo da buon nonnino ci ha raccontato moltissime storie, la sua storia preferita era quella dell' onça ( la pantera). In questa valle come in tutta la Chapada vivono molte onças e per chi vive immerso nella natura, come gli abitanti del Paty è molto probabile incontrarle. Nonno Eduardo ci ha raccontato i suoi vari incontri con l'onça come quella volta che ha dovuto ucciderla per poter difendere il suo cane o quell'altra che la vide da lontano mentre si stava avvicinando alla mandria di asini per mangiarseli, sparò un colpo e poi si avvicinò e la uccise con il macete o ancora quella volta che un suo amico pagò un ragazzo per uccidere l'onça perchè era un grande pericolo per il suo allevamento di mucche, il ragazzo si appostò per settimane fino a quando un giorno mentre l' onça si stata abbeverando al fiume, lui gli sparò un colpo gli tagliò la testa e la portò a chi aveva commissionato il lavoro.
Molte storie che portano a altre dimensioni ed altri tempi. Storie passate, storie future, storie inventate, storie tristi, storie allegre o semplicemente storie. Questo popolo brasiliano adora raccontare, passa le giornate raccontando aneddoti, a volte credo che proprio per questo motivo qui siano nate le telenovelas. I brasiliani amano i dettagli la prolissi...anche il nostro amico Eduardo che passava le giornate raccontando. A volte per noi era difficile capirlo ma a lui non importava e continuava nei suoi monologhi fantastici.
Questi tre giorni purtroppo sono passati velocissimi, ormai il Paty è lontano, ed ora siamo tornati qui nel nostro Capão, anch' esso pieno di storie e anedotti che vi racconterò la prossima volta...
Mercoledi mattina, zaini in spalla e vai con l autostop che ci porta ad Andarai. Molto velocemente arriviamo a destinazione e lì subito incontriamo il ragazzo che ci da le chiavi della casa di un amico che ci ospiterà la notte prima della grande camminata.
Andaraì
Andaraì è una cittadina situata più o meno nel centro della Chapada Diamantina di circa 10000 abitanti. La città è caratterizzata da case tutte colorate che ricordano un passato coloniale, la piazza principale è la piazza dei Garimperos cioè dei cercatori d' oro e di diamanti. Fino agli anni '70 la maggior parte delle famiglie di questa regione vivevano di Garimpo (proprio per questo motivo la Chapada si chiama Diamantina, per indicare la grande quantità di diamanti che nasconde).
Il lavoro di cercatore d'oro è duro, si racconta che i Garimperos per poter partire dovevano trovare un “meia praça” cioè una persona che patrocinasse il loro viaggio fornendo l'alimentazione basica per la settimana o addirittura per il mese intero, in cambio la “meia praça” riceveva il 25 percento del bottino. Inoltre il garimpero doveva trovare una persona disposta ad avventurarsi insieme a lui, a quanto pare ciò non era tanto facile e la maggior parte delle volte dividevano le loro spese di alimentazione con la famiglia che rimaneva in casa e molto spesso portavano al garimpo i loro figli maggiori di minimo 10 anni. Dopo questa fase i garimperos partivano e passavano l' intera settimana nel garimpo sotto la pioggia o sotto il sole cocente cercando i gioielli della terra. Nelle prime settimane era difficile trovare qualcosa poi con l'andare del tempo ecco che la terra iniziava a regalare preziosità. Le mogli dei garimperos rimanevano in casa prendendosi cura dei figli e aspettando con ansia il ritorno dell'amato marito con la speranza che ritornasse con un buon bottino che gli permettesse di cambiare vita. Proprio per questo motivo, per questo sogno di ricchezza, nella metà dell' 800 molte persone si trasferirono nella Chapada. Le leggende di questi posti dicevano che c'era una stella per ogni diamante qui sulla terra.
Questa folla di cercatori d'oro oltre a far conoscere questa parte del Brasile al mondo intero per le sue ricchezze naturali, ha portato molto sangue e molti crimini terribili. Le persone dicono che “l'oro e il diamante hanno un energia così forte che fanno perdere la lucidità alle persone che li trovano, per questo i garimperos erano pronti a tutto pur di possedere una pepita”.
Ad Andaraì si sente il pese di questo passato, molte persone vivono ancora di Garimpo ma in modo illegale perchè da quando la Chapada è diventata Parco Naturale non si può più cercare oro a causa del grande impatto ambientale, quindi molte persone sono rimaste senza lavoro.
Ma ritorniamo alla nostra camminata.
Giovedì mattina ci svegliamo alle 6 dopo una notte passata a combattere con le zanzare il tempo era molto nuvoloso, forse sarebbe piovuto ma la voglia di arrivare nella valle del Paty ci ha motivato e dopo una buona colazione partiamo.
La camminata per il Paty è stata facile, la via è una mulattiera ben segnata quindi è impossibile perdersi. Dopo sei ore di cammino e un paio di soste eccoci quasi alle porte della casa di Seu Eduardo.
Il Paty
Il Paty è una valle che si raggiunge solo a piedi (minimo 5 ore di cammino); in questa valle ora abitano all'incirca 10 famiglie ma fino a 15 anni fa era un centro molto abitato (circa 1000 persone) a causa delle grandi estese di caffè che richiamavano molte persone per lavorare.
Il Paty è una grande valle che si estende per diversi chilometri e si divide in 4 parti:
Paty Cachoerão: dove abita seu Eduardo; questa parte è caratterizzata da una grande cascata, chiamata appunto Cachoerão (cachoeira in brasiliano significa cascata) ed è attraversata da due fiumi il rio Paty che attraversa tutta la valle e il rio Cachoerão.
Qui c' è una scuola che è rimasta aperta fino al 2008 che accoglieva tutti i bambini di questa zona più i bambini del Paty Piaba o Paty Prefeitura.
Paty Piaba: che ha cambiato il nome in prefeitura (municipio) perché viveva il sindaco di Andaraì
Paty de Cima: c è una chiesa, ora chiusa ma un tempo aperta e molto attiva infatti si facevano molti matrimoni e molti battesimi che erano il momento di festa di tutta la comunità, in questa zona c' era anche una panetteria. Ora vivono solo più un paio di famiglie, una di queste è la famiglia di Dona Rachele che ospita le persone nella sua umile ma confortevole casa. La sua famiglia da sempre è famosa per la coltivazione di Marijuana (maconha), pianta che qui è socialmente accettata e che anche i più anziani fumano. Dona Rachele due mesi fa è venuta per la prima volta al Capao dopo 40 anni.
Gerais: è il punto più alto del Paty, all'incirca 1200 m di altezza. Gerais all'inizio del 900 è stato un grande garimpo, ricco di diamanti e soprattutto d'oro. Seu Eduardo racconta che si poteva trovare l'oro tra i cespugli di erba, non bisognava scavare perchè l'oro era in superficie ma a causa dei vari assassini e del tanto sangue, l'oro che, come dice Eduardo, è “encantado” è sprofondato ed ora è molto difficile trovarlo.
Le persone che continuano a vivere qui vivono di agricoltura e di turismo. In questi ultimi tre anni si è formato un circuito di turismo responsabile quindi i turisti vanno a dormire direttamente nelle case dei pochi abitanti della valle. Questo è un buon profitto per loro che fino poco tempo fa vivevano di una economia di sussistenza.
I nostri giorni passati a casa di Seu Eduardo e Dona Maria, sua moglie, sono stati fantastici abbiamo approfittato per suonare e ballare Forrò. Seu Eduardo é un musicista sui generis, tutto quello che sa l' ha imparato da autodidatta, ha un ottimo orecchio e riesce a suonare tutte le musiche che ascolta, Stefano dice che suona tutto in La bemolle.. beh! io non so. So che mi sono divertita una sacco.
Seu Eduardo e Dona Maria ci hanno subito adottato come nipoti e noi viceversa lì abbiamo subito adottati come nonni del Paty.
Seu Eduardo da buon nonnino ci ha raccontato moltissime storie, la sua storia preferita era quella dell' onça ( la pantera). In questa valle come in tutta la Chapada vivono molte onças e per chi vive immerso nella natura, come gli abitanti del Paty è molto probabile incontrarle. Nonno Eduardo ci ha raccontato i suoi vari incontri con l'onça come quella volta che ha dovuto ucciderla per poter difendere il suo cane o quell'altra che la vide da lontano mentre si stava avvicinando alla mandria di asini per mangiarseli, sparò un colpo e poi si avvicinò e la uccise con il macete o ancora quella volta che un suo amico pagò un ragazzo per uccidere l'onça perchè era un grande pericolo per il suo allevamento di mucche, il ragazzo si appostò per settimane fino a quando un giorno mentre l' onça si stata abbeverando al fiume, lui gli sparò un colpo gli tagliò la testa e la portò a chi aveva commissionato il lavoro.
Molte storie che portano a altre dimensioni ed altri tempi. Storie passate, storie future, storie inventate, storie tristi, storie allegre o semplicemente storie. Questo popolo brasiliano adora raccontare, passa le giornate raccontando aneddoti, a volte credo che proprio per questo motivo qui siano nate le telenovelas. I brasiliani amano i dettagli la prolissi...anche il nostro amico Eduardo che passava le giornate raccontando. A volte per noi era difficile capirlo ma a lui non importava e continuava nei suoi monologhi fantastici.
Questi tre giorni purtroppo sono passati velocissimi, ormai il Paty è lontano, ed ora siamo tornati qui nel nostro Capão, anch' esso pieno di storie e anedotti che vi racconterò la prossima volta...
12 de março de 2010
A biblioteca itinerante há de começar!
Uma semana aqui no Capão e a sensação que é o momento para fazer nascer o projeto, os tempos são maduros para começar.
Depois ter chegado aqui procurei contato com as pessoas que, aqui na comunidade, tem um papel importante, sobretudo na educação. Contatei a associação dos educadores, dos pais e dos agricultores eles se demostraram muito interessado neste projeto.
A pequena comunidade do Capão esta se trasformando muito rapidamente, com o turismo a situação economica de muitas pessoas (sobretudos aquelas que moram no centro) esta melhorando muito mais as pessoas que moram nas comunidades mais afastadas continuam vivendo situações dificil. As crianças destas comunidades moram muito longe da escola e tem que fazer muitos km para estudar. No centro tem bem dois escolas mais nas comunidades pertos nem uma.
Um intervenção cultural é muito importante para coscientize mexer na tradiçao oral mais tambem naquela escritas. Contar e ler a historias para ver a reação da comunidade.
A primeira historia que a nossa pesquisadora vai contar é uma historia de inicio seculo que o seu avo contou para ela quando estava pequena. O Avo Matteo contou que um primo dele, uma pessoa muito boa, de coraçao lindo, estava morando numa grande cidade, Torino, onde estava trabalhando na FIAT, um lindo dia decidiu de ir embora, de ir morar na montanha afastado de tudo ele estava cansado, não conseguia mais de morar na cidade, todas aquelas luzes, aqueles barulhos, os carros, o lixo...
Escolheu de ir viver num lugar lindissimo na montanha, onde tinha muitos rios, muitas cachoeiras, a natureza era poderosa ali viviam muitas poucas pessoas, quase ninguem. Estas pessoas viviam de agricultura e respeitando a natureza e os proprios vizinhos. Ele gostou muitissimo deste lugar e decidiu de ficar. Construiu a sua linda casa... no primeiro periodo ele estava muito feliz, satisfeito do silencio, da tranquilidade, cada dia ele ia tomar banho no rio e ficava observando os passeros, as arvores. A noite ficava olhando as estralas e aquele céu tão bonito. Mas um dia ele começou desejar mais conforto ja não gostava mais de ir até o rio para tomar banho e então decidiu de chamar o idraulico para botar agua dentro de casa e a luz tambem porque assim a noite ele pudia ficar acordato até mais tarde. O idraulico e o eletricista que foram na sua casa ficaram maravilhado daquele lugar era assim lindo, assim tranquilo e eles tambem decidiram de construir uma casa ali! Depois um pouco de tempo o idraulico quis comprar uma telivasão, ele não gostava dos seus vizinho então preferia olhar a televisão para não falar com eles. Ali chegou o vendedor de televisão que tambem gostou muitissimo do lugar e decidiu de ficar..aos poucos muitas pessoas chegaram para morar neste lindissimo lugar. Aos pocous esta pequena comunidade começou a ficar grande, muitas arvores foram abbattuti, os rios ficar mais sujos, as motos e os carros começaram a aparecer, quelle bellissime strade di terra vennerro asfaltate, i rumori si fecero sempre piu forti, le luci della cittadina ormai impedivano al cielo di brillare e giorno dopo giorno l immondizia era sempre piu.
O primo de meu avo nao conseguia de acreditar de tantas trasformaçoes....
e ali as pessoas do barrio teriam que continuar a historia. Por a caso a situação da historia rapresenta muito bem o que esta acontecendo aqui, então utilizando a metodologia do teatro do oprimido vamos ver se esta historia vai meixer alguma coisa no coração das pessoas.
A segunda historia é um poema de Thiago de Mello “Cançao para os fonemas da Alegria”
Peço licença para algumas coisas.
Primeiramente para desfraldar
este canto de amor publicamente.
Sucede que só sei dizer amor
quando reparto o ramo azul de estrelas
que em meu peito floresce de menino
Peço licença para soletrar,
no alfabeto do sol pernambucano,
a palavra ti-jo-lo, por exemplo
e poder ver que dentro dela vivem
paredes, aconchegos e janelas
e descobrir que todos os fonemas
são magicos sinais que vão se abrindo
costelação de girassóis gerando
em circulos de amor que de repente
estalam como flor no chão da casa.
As vezes nem há casa: é só o chão.
Mas sobre o chão quem reina agora é um homem
diferente. Que acaba de nascer:
porque unindo pedaços de palavras
aos poucos vai unindo argila e orvalho,
tristeza e pão, cambão e beija-flor,
e acaba por unir a própria vida
no seu peito partida e repartida
quando afinal descobre num clarão
que o mundo é seu também, que o seu trabalho
não é a pena que paga por ser homen,
mas um modo de amar- e de ajudar
o mundo a ser melhor. Peço licença
para avisar que, ao gosto de Jesus,
este homen renascido é um homen novo:
ele atravessa os campos espalhando
a boa-nova e chama os companheiros
a pelejar no limpo, fronte a fronte
contra o bicho de quatrocentos anos,
mas cujo fel espesso não resiste
a quarenta horas de total ternura.
Peço licença para terminar
soletrando a canção da rebaldia
que existe nos fonemas da alegria:
canção de amor geral que eu vi crescer
nos olhos de homen que aprendeu a ler.
Como esta historia é complexa, acho que é importante trata-la quando um grupo de pessoas partecipam na biblioteca seja ja um pouco definido acho que amanha vou contar a historia “do amor e da folia” vou pedir ajuda às crianças para animar um pouco a história:
a historia é assim:
La Follia decise di invitare i suoi amici a prendere un caffè da lei. Dopo il caffè, la Follia propose: 'Si gioca a nascondino?'. 'Nascondino? Che cos'è?' - domandò la Curiosità. 'Nascondino è un gioco. Io conto fino a cento e voi vi nascondete. Quando avrò terminato di contare, cercherò e il primo che troverò sarà il prossimo a contare'. Accettarono tutti ad eccezione della Paura e della Pigrizia. '1,2,3. - la Follia cominciò a contare. La Fretta si nascose per prima, dove le capitò. La Timidezza, timida come sempre, si nascose in un gruppo d'alberi. La Gioia corse in mezzo al giardino. La Tristezza cominciò a piangere, perché non trovava un angolo adatto per nascondersi. L' Invidia si unì al Trionfo e si nascose accanto a lui dietro un sasso. La Follia continuava a contare mentre i suoi amici si nascondevano. La Disperazione era disperata vedendo che la Follia era gia a novantanove. 'CENTO! - gridò la Follia - Comincerò a cercare.' La prima ad essere trovata fu la Curiosità, poiché non aveva potuto impedirsi di uscire per vedere chi sarebbe stato il primo ad essere scoperto. Guardando da una parte, la Follia vide il Dubbio sopra un recinto che non sapeva da quale lato si sarebbe meglio nascosto. E così di seguito scoprì la Gioia, la Tristezza, la Timidezza. Quando tutti erano riuniti, la Curiosità domandò: 'Dov'è l'Amore?'. Nessuno l'aveva visto. La Follia cominciò a cercarlo. Cercò in cima ad una montagna, nei fiumi sotto le rocce. Ma non trovò l'Amore. Cercando da tutte le parti, la Follia vide un rosaio, prese un pezzo di legno e cominciò cercare tra i rami, allorché ad un tratto sentì un grido. Era l'Amore, che gridava perché una spina gli aveva forato un occhio. La Follia non sapeva che cosa fare. Si scusò, implorò l'Amore per avere il suo perdono e arrivò fino a promettergli di seguirlo per sempre. L'Amore accettò le scuse. Oggi, l' Amore è cieco e la Follia lo accompagna sempre.
A segunda historia vai ficar a mesma.
Vou aproveitar desta primeira intervenção para envolver as pessoas e perguntar se elas estão interessada neste projeto. Vou peguntar tambem o que elas acham da formação escolar e se tem sugestões para amelhora-la.
Uma semana aqui no Capão e a sensação que é o momento para fazer nascer o projeto, os tempos são maduros para começar.
Depois ter chegado aqui procurei contato com as pessoas que, aqui na comunidade, tem um papel importante, sobretudo na educação. Contatei a associação dos educadores, dos pais e dos agricultores eles se demostraram muito interessado neste projeto.
A pequena comunidade do Capão esta se trasformando muito rapidamente, com o turismo a situação economica de muitas pessoas (sobretudos aquelas que moram no centro) esta melhorando muito mais as pessoas que moram nas comunidades mais afastadas continuam vivendo situações dificil. As crianças destas comunidades moram muito longe da escola e tem que fazer muitos km para estudar. No centro tem bem dois escolas mais nas comunidades pertos nem uma.
Um intervenção cultural é muito importante para coscientize mexer na tradiçao oral mais tambem naquela escritas. Contar e ler a historias para ver a reação da comunidade.
A primeira historia que a nossa pesquisadora vai contar é uma historia de inicio seculo que o seu avo contou para ela quando estava pequena. O Avo Matteo contou que um primo dele, uma pessoa muito boa, de coraçao lindo, estava morando numa grande cidade, Torino, onde estava trabalhando na FIAT, um lindo dia decidiu de ir embora, de ir morar na montanha afastado de tudo ele estava cansado, não conseguia mais de morar na cidade, todas aquelas luzes, aqueles barulhos, os carros, o lixo...
Escolheu de ir viver num lugar lindissimo na montanha, onde tinha muitos rios, muitas cachoeiras, a natureza era poderosa ali viviam muitas poucas pessoas, quase ninguem. Estas pessoas viviam de agricultura e respeitando a natureza e os proprios vizinhos. Ele gostou muitissimo deste lugar e decidiu de ficar. Construiu a sua linda casa... no primeiro periodo ele estava muito feliz, satisfeito do silencio, da tranquilidade, cada dia ele ia tomar banho no rio e ficava observando os passeros, as arvores. A noite ficava olhando as estralas e aquele céu tão bonito. Mas um dia ele começou desejar mais conforto ja não gostava mais de ir até o rio para tomar banho e então decidiu de chamar o idraulico para botar agua dentro de casa e a luz tambem porque assim a noite ele pudia ficar acordato até mais tarde. O idraulico e o eletricista que foram na sua casa ficaram maravilhado daquele lugar era assim lindo, assim tranquilo e eles tambem decidiram de construir uma casa ali! Depois um pouco de tempo o idraulico quis comprar uma telivasão, ele não gostava dos seus vizinho então preferia olhar a televisão para não falar com eles. Ali chegou o vendedor de televisão que tambem gostou muitissimo do lugar e decidiu de ficar..aos poucos muitas pessoas chegaram para morar neste lindissimo lugar. Aos pocous esta pequena comunidade começou a ficar grande, muitas arvores foram abbattuti, os rios ficar mais sujos, as motos e os carros começaram a aparecer, quelle bellissime strade di terra vennerro asfaltate, i rumori si fecero sempre piu forti, le luci della cittadina ormai impedivano al cielo di brillare e giorno dopo giorno l immondizia era sempre piu.
O primo de meu avo nao conseguia de acreditar de tantas trasformaçoes....
e ali as pessoas do barrio teriam que continuar a historia. Por a caso a situação da historia rapresenta muito bem o que esta acontecendo aqui, então utilizando a metodologia do teatro do oprimido vamos ver se esta historia vai meixer alguma coisa no coração das pessoas.
A segunda historia é um poema de Thiago de Mello “Cançao para os fonemas da Alegria”
Peço licença para algumas coisas.
Primeiramente para desfraldar
este canto de amor publicamente.
Sucede que só sei dizer amor
quando reparto o ramo azul de estrelas
que em meu peito floresce de menino
Peço licença para soletrar,
no alfabeto do sol pernambucano,
a palavra ti-jo-lo, por exemplo
e poder ver que dentro dela vivem
paredes, aconchegos e janelas
e descobrir que todos os fonemas
são magicos sinais que vão se abrindo
costelação de girassóis gerando
em circulos de amor que de repente
estalam como flor no chão da casa.
As vezes nem há casa: é só o chão.
Mas sobre o chão quem reina agora é um homem
diferente. Que acaba de nascer:
porque unindo pedaços de palavras
aos poucos vai unindo argila e orvalho,
tristeza e pão, cambão e beija-flor,
e acaba por unir a própria vida
no seu peito partida e repartida
quando afinal descobre num clarão
que o mundo é seu também, que o seu trabalho
não é a pena que paga por ser homen,
mas um modo de amar- e de ajudar
o mundo a ser melhor. Peço licença
para avisar que, ao gosto de Jesus,
este homen renascido é um homen novo:
ele atravessa os campos espalhando
a boa-nova e chama os companheiros
a pelejar no limpo, fronte a fronte
contra o bicho de quatrocentos anos,
mas cujo fel espesso não resiste
a quarenta horas de total ternura.
Peço licença para terminar
soletrando a canção da rebaldia
que existe nos fonemas da alegria:
canção de amor geral que eu vi crescer
nos olhos de homen que aprendeu a ler.
Como esta historia é complexa, acho que é importante trata-la quando um grupo de pessoas partecipam na biblioteca seja ja um pouco definido acho que amanha vou contar a historia “do amor e da folia” vou pedir ajuda às crianças para animar um pouco a história:
a historia é assim:
La Follia decise di invitare i suoi amici a prendere un caffè da lei. Dopo il caffè, la Follia propose: 'Si gioca a nascondino?'. 'Nascondino? Che cos'è?' - domandò la Curiosità. 'Nascondino è un gioco. Io conto fino a cento e voi vi nascondete. Quando avrò terminato di contare, cercherò e il primo che troverò sarà il prossimo a contare'. Accettarono tutti ad eccezione della Paura e della Pigrizia. '1,2,3. - la Follia cominciò a contare. La Fretta si nascose per prima, dove le capitò. La Timidezza, timida come sempre, si nascose in un gruppo d'alberi. La Gioia corse in mezzo al giardino. La Tristezza cominciò a piangere, perché non trovava un angolo adatto per nascondersi. L' Invidia si unì al Trionfo e si nascose accanto a lui dietro un sasso. La Follia continuava a contare mentre i suoi amici si nascondevano. La Disperazione era disperata vedendo che la Follia era gia a novantanove. 'CENTO! - gridò la Follia - Comincerò a cercare.' La prima ad essere trovata fu la Curiosità, poiché non aveva potuto impedirsi di uscire per vedere chi sarebbe stato il primo ad essere scoperto. Guardando da una parte, la Follia vide il Dubbio sopra un recinto che non sapeva da quale lato si sarebbe meglio nascosto. E così di seguito scoprì la Gioia, la Tristezza, la Timidezza. Quando tutti erano riuniti, la Curiosità domandò: 'Dov'è l'Amore?'. Nessuno l'aveva visto. La Follia cominciò a cercarlo. Cercò in cima ad una montagna, nei fiumi sotto le rocce. Ma non trovò l'Amore. Cercando da tutte le parti, la Follia vide un rosaio, prese un pezzo di legno e cominciò cercare tra i rami, allorché ad un tratto sentì un grido. Era l'Amore, che gridava perché una spina gli aveva forato un occhio. La Follia non sapeva che cosa fare. Si scusò, implorò l'Amore per avere il suo perdono e arrivò fino a promettergli di seguirlo per sempre. L'Amore accettò le scuse. Oggi, l' Amore è cieco e la Follia lo accompagna sempre.
A segunda historia vai ficar a mesma.
Vou aproveitar desta primeira intervenção para envolver as pessoas e perguntar se elas estão interessada neste projeto. Vou peguntar tambem o que elas acham da formação escolar e se tem sugestões para amelhora-la.
19 de janeiro de 2010
la tradizione orale
13 dicembre 2010
Fantastica giornata all' insegna della tradizione orale.
Bibliomigra ha organizzato una giornata dedicata alla memoria e allo scambio di storie e di racconti.
la giornata è andata bene la gente ha apprzzato l iniziativa, molte persone si sono fermate a raccontare le loro storie a scambiare racconti..
è stata una bella giornata arricchente da molti punti di vista
Fantastica giornata all' insegna della tradizione orale.
Bibliomigra ha organizzato una giornata dedicata alla memoria e allo scambio di storie e di racconti.
la giornata è andata bene la gente ha apprzzato l iniziativa, molte persone si sono fermate a raccontare le loro storie a scambiare racconti..
è stata una bella giornata arricchente da molti punti di vista
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